Moltissime persone ogni giorno pagano con la carta negli esercizi commerciali ma non tutti sanno che questa prassi comune non è legale ed è possibile difendersi.
Oggi, nel 2026, i pagamenti digitali sono ormai la norma. Carta di credito, bancomat e smartphone sostituiscono sempre più spesso i contanti nei negozi di ogni tipo. Tuttavia, non tutti sanno che alcuni negozi adottano una prassi illegale: rifiutare pagamenti con carta di valore inferiore a una certa somma. Un comportamento che, seppur diffuso, va contro la legge e può essere perseguito.
Secondo la normativa italiana, in particolare il Decreto Legislativo n. 127 del 2015, i commercianti non possono imporre limiti ai pagamenti con carta. In linea con le normative europee, questo stabilisce che l’esercente non può obbligare il consumatore a pagare solo in contante se quest’ultimo sceglie di usare un mezzo di pagamento elettronico.
Questo significa che se un negozio rifiuta un pagamento con carta, ad esempio per acquisti inferiori a 10 euro, sta infrangendo la legge. Il fatto che alcuni commercianti impongano un “minimo di spesa” per il pagamento con carta è una violazione evidente dei diritti dei consumatori. In queste situazioni, il cliente ha il diritto di insistere nel voler pagare con la sua carta e può addirittura chiedere l’intervento delle autorità competenti.
I rischi per i consumatori e come tutelarsi
Nonostante le normative siano chiare, la prassi di imporre limiti sui pagamenti con carta è sorprendentemente diffusa. Questa tendenza è spesso giustificata dai commercianti come una misura per ridurre i costi legati alle commissioni bancarie, che possono variare dal 0,1% al 3% per ogni transazione effettuata con carta. Tuttavia, è importante capire che questa giustificazione non regge alla luce della legge. Le commissioni sono un costo d’impresa che il commerciante è chiamato a sostenere, proprio come qualsiasi altro costo operativo.

Come tutelarsi da questa pratica – abc24.it
Un altro aspetto da considerare riguarda l’impatto che questa prassi ha sui consumatori. In un’era in cui le transazioni digitali stanno prendendo piede anche per importi contenuti, limitare l’uso della carta può risultare un ostacolo inutile e controproducente. Oltre a creare disagi, queste pratiche illegali potrebbero contribuire alla diffusione dell’evasione fiscale, in quanto i pagamenti in contante sono più difficili da tracciare rispetto a quelli elettronici.
Per i consumatori, la conseguenza più immediata è l’obbligo di pagare in contante, anche quando non sarebbe loro scelta preferita. Questo può risultare particolarmente scomodo, specie nei casi in cui il pagamento con carta sarebbe più sicuro o comodo. Talvolta i clienti si trovano anche a fronteggiare attese più lunghe, a causa della necessità di prelevare denaro dal bancomat o cercare il negozio che accetti il pagamento elettronico.
Se un cliente si trova di fronte a una richiesta illegale di un pagamento minimo per l’uso della carta, la prima cosa da fare è cercare di risolvere la situazione amichevolmente, ricordando al commerciante la normativa vigente. Se la questione non viene risolta, è possibile fare un reclamo formale all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che si occupa anche di queste problematiche. In alternativa, si può rivolgersi all’ufficio del commercio del proprio comune. I consumatori hanno il diritto di usare il mezzo di pagamento che preferiscono senza subire imposizioni.








